Titolo: Statuine
Autrice: Alice Cervia
Editore: Delos Digital
Anno d’uscita: 2025
In febbraio ho letto Statuine, la prima raccolta di racconti di Alice Cervia, uscita per la collana Frattali di Delos nel 2025.
Si tratta di una raccolta di dodici racconti in formato “a cornice”: storie distinte unite da una struttura narrativa più ampia che le contiene e le collega.
Nel caso specifico di questa raccolta di racconti la cornice narrativa ha un sapore squisitamente mistico. Il preludio, infatti, ci introduce a un isolato monastero in cui le monache, capeggiate dalla narratrice, producono ogni anno dodici statuine a forma di donna, fatte di ossa e argilla. Si tratta di statuine perfette e meravigliose che leggenda vuole sarebbero in grado di esaudire un desiderio a chi le compra.
Questo prologo è il pretesto per riunire i racconti, ma immerge anche subito chi legge nell’universo fantastico di Alice Cervia.
I racconti sono una raccolta di situazioni assurde e surreali, con le protagoniste (le famose dodici statuine) che devono affrontare quella che alla fine sarà, immancabilmente, la loro morte.
La mia impressione è che spesso le trame, ridotte all’osso, siano una scusa per l’autrice a sperimentare con la lingua, con la punteggiatura e con la struttura stessa dei racconti.
Faccio un esempio:
in La chat del ristorante cinese la protagonista, fatta prigioniera da dei pirati, elenca le cose in cui non crede, dando un ritmo molto peculiare al racconto e interrompendo bruscamente l’azione della storia. Contemporaneamente però ci fa anche buttare lo sguardo all’interno delle credenze e del carattere della protagonista.
Non credo che lo yogurt greco sia meglio
Non credo al potere salvifico dell’aloe vera
Non credo agli errori in buona fede
Non credo alle sigarette elettroniche
Non credo agli astemi
Non credo al pilates
La scrittura di Alice, che io avevo già apprezzato ne La coda delle lucertole, è molto asciutta rispetto alla narrativa cui siamo abituati. Lo si nota in particolare con gli incipit dei singoli racconti. Sono spesso acuminati e feroci, sbilanciando chi legge, che spesso non sa cosa aspettarsi.
In principio masticava argilla.
oppure
C’è odore di piscio e sigaretta.
Dopo queste piccole scosse telluriche la lettura procede rapidissima, lasciando chi legge frastornato da queste storie così taglienti.
Troviamo momenti di quotidianità che sfociano in puro weird.
Apocalissi un po’ folk horror affrontate con una rassegnazione molto condivisibile.
Momenti di assurdità in giornate qualsiasi, accettate senza batter ciglio.
Alice usa la sua fantasia e (ma forse è una mia impressione) i suoi pensieri intrusivi per creare uno sbilanciamento in chi legge.
Ho conosciuto Alice quando ha deciso di partecipare al mio contest di flash fiction con uno dei racconti che poi è confluito in questa raccolta. Subito mi sono accorta che quella di Alice era una penna già matura e affilatissima, con delle caratteristiche frasi secche che davano un ritmo vertiginoso alle sue storie.
Alice ha poi anche scritto la prefazione all’antologia del Coven Riunito, nella quale c’è anche un mio racconto. Qui ha messo sotto la sua attenta lente la scrittura femminile, in particolare quella perturbante, evidenziandone le potenzialità al netto di tutte le limitazioni che le donne ancora oggi incontrano nel portare avanti questa passione.
In questi racconti ho ritrovato tutto lo spirito ribelle di Alice. Le sue protagoniste sono donne forti, particolari, ben sfaccettate.
Secondo me questa raccolta è un ottimo esercizio di stile per una voce autoriale che avrà sicuramente ancora molte occasioni per esprimere la sua visione del mondo.
Ringrazio Alice per la copia della raccolta.

Lascia un commento