Titolo: Teratocene
Autorɘ: AAVV, a cura di Besana, Gibertoni, Musolino
Editore: Zona 42
Anno d’uscita: 2025
Sono sempre stata affascinata dai disastri ecologici, e ancora di più da quelli causati da gigantesche aziende multinazionali. Un po’ come quelli che in autostrada rallentano per vedere meglio l’incidente stradale, innumerevoli volte sono caduta in profonde sessioni di Wikipedia a cercare cause e conseguenze dei peggiori disastri ambientali in Italia e nel mondo.
Andando a fondo in queste mie ricerche ho scoperto che moltissimi disastri sono stati causati non solo da una mancata regolazione delle attività industriali da parte degli Stati; ma spesso anche dall’avidità e dalla spregiudicatezza di aziende troppo grandi per pensare di essere punibili.
Che sia l’italianissima Montedison (oggi Edison), la Solvay, la Thyssen Krupp, la Bayer oppure la BP: la quantità di danni ambientali fatti da queste aziende non è ancora oggi, credo, quantificabile.
E come sempre, la finzione prende spunto dalla realtà (o è il contrario?). Dalla Weyland-Yutani della saga di Alien fino a Skynet sono innumerevoli le storie di finzione con protagoniste grandi aziende cattive che causano disastri.
Forse è anche da lì che vengono i miei forti sentimenti di anti-capitalismo e anti-consumismo. Dall’aver visto troppe volte il primo Alien, oppure dall’aver studiato più e più volte la storia che portò al crollo della diga del Vajont, oppure ancora la terribile storia dell’incidente di Seveso, per non parlare di Bhopal e del terribile caso del Talidomide.
E l’antologia Teratocene va a inserirsi proprio in queste ferite.
In medicina, la teratogenesi è il processo per cui il normale sviluppo di una forma di vita viene pervertito da un agente chimico, biologico o radioattivo.
Il Teratocene è il figlio deforme dell’Antropocene, l’abominio dormiente nei geni avvelenati del nostro pianeta del nostro corpo, il mostro deforme che torna a noi come un riflesso quando ci specchiamo nell’oscurità del progresso.
Insomma, il Teratocene del titolo è il nostro futuro tossico. Un mondo fatto di pianure inquinate, liquami maleodoranti, natura moribonda o che cerca disperatamente di adattarsi alle nuove circostanze.
In questo mondo le cose che nascono non nascono quasi mai “bene”. Mutazioni, malformazioni, nuove evoluzioni. La raccolta è un tripudio di body-horror distopico.
Il tema della raccolta ha permesso allɘ autricɘ di affondare le loro penne in temi e ambientazioni originali ed efficaci.
Si inizia con un preludio, Spiaggia di Zeta di Fragale (che firma anche la copertina) in cui veniamo proiettati in un mondo ormai completamente decaduto e mutato in un orrore cosmico. Si passa da Elettrodotto di Flavio Dionigi, un vero tripudio Cronenberghiano di carne e tralicci. E si arriva anche al racconto che personalmente ho preferito: Corpo estraneo di Federica Leonardi, un racconto magistralmente costruito sui dialoghi. Una coppia di mezza età, lui schizzinoso e fobico e lei esasperata, vanno al centro commerciale dove si sta diffondendo una malattia che attacca pelle e mucose. Da lì parte una sequenza degna del film paura e delirio a LAS Vegas, con un crescendo di situazioni assurde e disgustose. Divertente e (credetemi) romantico.
Una cosa che mi ha colpito e che secondo me è una delle forze della raccolta è la presenza di alcuni elementi ricorrenti, che inseguono il lettore attraverso (quasi) tutte le storie. Uno è la pianura. Una pianura mefitica, tossica, retaggio di un passato industriale glorioso ma ora troppo pericolosa per essere frequentata. Una cosa tipicamente italiana che dà alla raccolta un tocco nostrano perfetto.
L’altro sono i rapporti personali che mutano insieme ai corpi, all’evoluzione marcia causata dagli elementi tossici. Nella raccolta ci sono relazioni di tutti i tipi: coppie, coppie con figli, coppie con figli morti, sorelle, madri e padri. Tuttɘ alle prese con problemi molto umani: la morte, la malattia, l’abuso, l’orrore del quotidiano, la paura del futuro.
In generale credo che questa sia un’ottima raccolta per avvicinarsi a quello che definirei ormai il pantheon di chi scrive weird in italiano. Dal manifesto iniziale di Lucio Besana fino ai singoli racconti, in questo libro si trovano le voci che più hanno contribuito all’affermazione del genere alle nostre latitudini. E leggere questa raccolta è un buon modo per avvicinarsi sia al genere, sia alle singole voci autoriali.
Voci non solo maschili: l’antologia contiene, infatti, racconti di alcune delle autrici più attive nel genere weird in Italia, ovvero Marcarini, Tassini, De Santi, Leonardi e Mirabelli.
L’Italia ha tantissimo potenziale nelle narrazioni disturbanti. A parte un folklore ricco e una varietà di ambienti e luoghi affascinanti, la società italiana è abbastanza lontana dai classici tropi anglosassoni che hanno dato i natali alla narrativa perturbante e questo è una cosa che andrebbe sfruttata a fondo.
Fonti e approfondimenti:
- Acquista Teratocene direttamente sul sito di Zona 42
- Il podcast Scandali sta dedicando la sua seconda stagione agli eco-scandali. Dagli ecomostri fino alle discariche abusive, un lavoro ottimamente ricercato.
- La recensione di Teratocene sul blog di Nabu

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