Enshittification, Cory Doctorow

Titolo: Enshittification
Autorɘ: Cory Doctorow
Editore: Farrar, Straus and Giroux
Anno d’uscita: 2025

Lo dico ogni volta. Mi ripeterò ancora: seguo Cory Doctorow da tantissimi anni (sicuramente più di dieci) e ancora oggi credo che sia uno dei più attenti critici a tutto quello che è Internet.

La enshittification che dà il titolo al libro è un termine coniato da Doctorow che ha cominciato a diffondersi come un virus verso la fine del 2023. Il termine definisce il fenomeno per cui le piattaforme online peggiorano progressivamente – sia per gli utenti finali sia per i clienti commerciali – senza però subire le logiche conseguenze, cioè fallire e chiudere.

We are living in an age of zombie platforms: platforms that shamble on long after they should have been double-tapped and stuffed in a shallow grave.

Dopo averne scritto in lungo e in largo sul suo blog e in tutti gli spazi che lo hanno ospitato, Doctorow ha deciso di riunire in questo libro tutte le sue analisi, dandoci anche degli appigli per risolvere l’incresciosa situazione nella quale ci troviamo.

Quando è uscito il libro ero abbastanza sicura che buona parte dei contenuti non mi sarebbero risultati nuovi (come detto: seguo Cory da parecchio), ma ho voluto comunque leggerlo. Attualmente è disponibile solo in inglese, non so se è in progetto di tradurlo in italiano.

Ma parliamo brevemente dell’autore (nel caso ce ne fosse bisogno).
Cory Doctorow è un blogger attivo da venticinque anni. Membro della EFF (Electronic Frontier Foundation) è da sempre impegnato nel far restare la rete un posto libero, egualitario e sano. Co-fondatore del sito BoingBoing è anche autore di fantascienza: suoi sono i romanzi Little Brother, Walkaway e, in italiano, la raccolta di quattro racconti Radicalized (edito da Urania).

Il saggio, di cui adoro la copertina, è strutturato in maniera piuttosto schematica, per dare ai lettori una panoramica completa del tema.

Dopo una breve introduzione al fenomeno, Doctorow porta alcuni esempi lampanti di enshittification, in particolare Facebook, Amazon, il prodotto iPhone e infine Twitter.

Nella seconda parte analizza invece tutte le strategie applicate da questi conglomerati per ottenere quello che vogliono, ovvero più soldi.
In particolare, spiega le strategie applicate dalle grandi piattaforme:

  • a livello di lobbying per indebolire le leggi antitrust e rafforzare invece quelle sulla proprietà intellettuale.
  • a livello tecnologico per estrarre più valore possibile sia dagli end-user sia dai clienti commerciali (quello che lui chiama twiddling, ovvero lo smanettamento per cambiare il funzionamento di app e software)
  • a livello di marketing per sfruttare il più possibile la forza lavoro impiegata (che siano dipendenti diretti oppure gig-worker)

Qui l’autore si concentra su alcuni cavalli di battaglia che lui denuncia da anni: l’avvento delle applicazioni che impediscono agli utenti di mettere un freno alle schifezze implementate dalle aziende; l’ad-tech ovvero il sistema delle pubblicità online, che a ben vedere sono delle truffe legalizzate (nessuno sa effettivamente se Google e Facebook mantengono quello che promettono); le leggi sulla proprietà intellettuale che permettono alle aziende di impedire che i loro meccanismi tossici vengano disinnescati (l’esempio più classico sono i toner con i chip per evitare che gli utenti utilizzino inchiostro non ufficiale).

An app is a website wrapped in enough IP (Intellectual Property, ndr) to make it a felony to install an ad blocker or any other modification that makes the product work better for you at the expense of the company’s shareholders.

Infine, ed è forse la parte più importante di tutto il libro, Doctorow ci spiega come potrebbero cambiare le cose, se solo riuscissimo a fare un po’ di massa critica e richiedere questi cambiamenti.

Come per la seconda parte, in cui Doctorow spiega i motivi e le cause della deriva attuale, in questa parte finale prende queste stesse cause e le gira a testa in giù.
Perché la soluzione è semplice: bisogna togliere lo strapotere a queste piattaforme. Come? Con più regolamentazioni (rinforzare le leggi antitrust, introdurre leggi che modificano l’attuale concetto di proprietà intellettuale, inasprire le leggi sulla privacy) e con più coalizioni (associazioni dei consumatori che possano fare pressioni, sindacati che permettano ai dipendenti di rifiutare condizioni sfavorevoli).

Certo è che il cambiamento non verrà da misure individuali. Come per la raccolta differenziata che ci hanno convinto a fare per salvare il mondo, non sarà passare al Fediverso il grande passo che ucciderà queste gargantuesche piattaforme. È necessario fare massa critica e chiedere a gran voce che venga tolto del potere a queste grandi piattaforme.

E insomma, a lettura finita cosa ne penso?

Sono dell’opinione che Doctorow brilli nella saggistica. Ho letto alcune delle sue opere di narrativa e il suo vezzo di approfondire fino allo spasimo ogni tema che lo interessa purtroppo trasuda a volte anche nei romanzi, rallentandoli e rendendoli un po’ farraginosi.

Ma questo è un aspetto che nella saggistica e in generale nelle sue analisi del web lo rende un protagonista assoluto.

Come sempre il tono di Doctorow è ironico e tagliente. Dopo venticinque anni a denunciare le porcate delle big tech firms non si può che avere comprensione.
Nonostante l’ironia però Doctorow spiega concetti piuttosto centrali. Ho trovato interessanti concetti come lo switching cost (il costo simbolico complessivo dell’abbandonare una piattaforma lasciando indietro tutti i tuoi contenuti e i tuoi contatti) e il collective action problem (il problema del convincere i tuoi contatti a lasciare una piattaforma, che porta i tuoi contatti a dover convincere i loro contatti e così via).

Alcune parti del saggio (come quelle dedicate alla regolamentazione USA ed europea) sono piuttosto complicate e a volte anche noiose, ma aiutano a capire cosa è successo negli ultimi trent’anni e soprattutto mostrano che non tutto è perduto, perché sono le leggi e le regolamentazioni che potranno aiutare le nazioni e le associazioni dei consumatori a far tornare la situazione vivibile.

Fonti e approfondimenti:

Pluralistic, il blog di Cory Doctorow
I libri in italiano di Cory Doctorow
Guerre di Rete parla di Enshittification
La pagina Treccani dedicata al termine Enshittification

Commenti

2 risposte a “Enshittification, Cory Doctorow”

  1. Avatar Luca XX

    Credo che sia prevista la traduzione italiana da quelli de Il Post. Ne aveva parlato Bordone nel suo podcast, ma non ricordo date.

    1. Avatar Stella

      Grazie!
      Attendiamo fiduciosi allora.

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