Libri contro il web che ci consuma

In questi anni il web per come lo conosciamo sta attraversando delle profonde mutazioni: intelligenze artificiali che colonizzano ogni spazio, l’avvento del concetto di post-verità, i contenuti che vogliono esclusivamente farci comprare cose.

Mi sento molto vecchia a dirlo ma: non è sempre stato così.
Il web per come l’ho conosciuto io nei primissimi anni 2000 era una piccola giungla anarchica, piena sì di pericoli (come oggi) ma stranamente accogliente e misteriosa e che invitava all’esplorazione e al confronto (rigorosamente nascosti dietro al proprio nickname).

Mi interesso di web culture da molti anni. Non sono un’esperta, non ho le competenze per analizzare alcunché ma ho accumulato un buon numero di letture che secondo me possono andare a creare un percorso di lettura interessante.

Il web: cos’era, cos’è diventato

Riavviare il sistema, Valerio Bassan
In questo agile saggio uscito nel 2024 per Chiarelettere, Bassan ripercorre le tappe principali del web, dalla sua nascita ad oggi. In questo percorso mostra chiaramente i punti in cui le cose hanno preso una certa direzione, portandoci oggi a una rete dominata da pochissimi techno-padroni.

Anche se a prima vista non si direbbe, infatti, la rete non è uguale per tutti. Proprio come in una città che si arricchisce, chi vive nel “centro” del network gode di benefici diversi da coloro che occupano le periferie, le quali diventano sottoprodotto dei quartieri benestanti.

Simulacri digitali, Andrea Daniele Signorelli
Uscito nel 2025 per ADD, questo libro analizza il concetto di simulacro digitale. Signorelli è uno degli esperti che stimo maggiormente nel panorama italiano. Ha un podcast (Crash) e collabora con Guerre di Rete. Il libro spiega e analizza concetti nati su o intorno al web: dalla dead internet theory alle allucinazioni delle AI, dalla singolarità tecnologica al lungotermismo, oltre a fenomeni più conosciuti come il personal branding e gli influencer virtuali. Una bella panoramica di quello che potrebbe esservi sfuggito da dentro la bolla.

Enshittification, Cory Doctorow
Anche se è attualmente ancora inedito in Italia (uscirà per Iperborea ma non si sa ancora quando) io l’ho letto in originale e ne ho parlato qua. Cory Doctorow, oltre a essere uno scrittore di fantascienza, è anche un acuto osservatore della web culture e di tutto il business che gira intorno a internet. Lui ha coniato il termine che dà il nome a questo saggio e che ha fatto il giro del mondo: Enshittification è infatti il nome ormai utilizzato per definire il peggioramento dei servizi delle grandi piattaforme con lo scopo di massimizzare gli utili a discapito sia degli utenti che dei clienti. Il libro si focalizza su alcune delle principali piattaforme (Facebook, Amazon, Apple, Twitter) e ne racconta l’evoluzione fino ai giorni nostri e le politiche che queste aziende hanno applicato. Dal lobbying nei palazzi governativi che ha portato all’erosione delle leggi antitrust, fino all’uso delle leggi sulla proprietà intellettuale per aggirare gli strumenti che hanno gli utenti per difendersi, Doctorow spiega in modo semplice e chiaro a chi è finita in mano la rete e cosa dobbiamo fare per tornare su binari più consoni.

Quel che non è salvato è perso, Lorenzo Fantoni
Questo non l’ho ancora letto, ma Fantoni è anche l’autore di una newsletter che apprezzo molto, Heavy Meta. Uscito nel 2026 per effequ (l’ho scritto giusto?) è un altro libro che parla dell’Internet degli esordi dalla penna di qualcuno che quei temi li ha vissuti. Cito direttamente l’autore:

È un libro che parla dell’internet a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000 e lo fa nel modo in cui ho raccontato i videogiochi in Vivere Mille Vite: un po’ di cose mie, un po’ di storia, un po’ di riflessioni da vecchia ciabatta.

Exit reality, Valentina Tanni
Valentina Tanni è una storica dell’arte, una curatrice e una docente. La sua ricerca si concentra sul rapporto tra arte e tecnologia e in Exit Reality fa proprio questo, perché documenta in modo molto godibile le varie correnti artistiche/estetiche che sono emerse nel web dalla sua nascita a oggi. Vaporwave, Weirdcore, le ormai onnipresenti backrooms. Tanni ci presenta i paesaggi che hanno popolato la rete in passato e in cui potreste incappare ancora oggi, grazie alla nostalgia di appassionati.

Critica ragionata dei social network

Uno dei cambiamenti più importanti tra il web di ieri e quello di oggi è stato l’avvento dei social network e del loro feed personalizzato. Non solo si è passati da un approccio “anonimo” a doverci mettere faccia, nome e cognome, ma si è persa l’abitudine a cercare i contenuti, perché i contenuti ora ti vengono forniti direttamente dall’algoritmo nel comodo formato scrolling infinito.

Qui un paio di titoli che si focalizzano sul fenomeno dei social network (oggi conosciuti come social media, curioso no?)

Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, Jaron Lanier
Essendo uscito nel 2018, si tratta di un titolo un po’ datato, ma i ragionamenti che contiene sono ancora attualissimi. Lanier non è proprio il primo che passa: ha collaborato con i creatori di Second Life, ha progettato il Kinect della XBox e in generale si occupa di informatica da quando lavora. Ma è anche l’artefice di una corrente di pensiero chiamata cyber-pessimismo, e un po’ lo capisco.

Careless People, Sarah Wynn-Williams
Questo memoir, uscito in Italia nel 2025 per la Silvio Berlusconi Editore (LOL), l’ho finito poche settimane fa.
Sarah Wynn-Williams è entrata a far parte di Facebook nel lontano 2011, quando ancora si credeva che i social network sarebbero stati l’arma per la democratizzazione del mondo. Proveniente dagli ambienti diplomatici, Wynn-Williams ha dovuto scontrarsi con la mentalità da tech-bro di gente che ha troppi soldi e poco interesse verso il prossimo.
Un memoir doloroso e a volte molto imbarazzante. Non stupisce che l’autrice sia vittima di un gag-order che le impedisce di promuovere il libro, pena il rischio che Facebook la faccia a pezzi in tribunale.

Il lato oscuro dei social network, Serena Mazzini
Anche questo l’ho letto durante le vacanze. Serena Mazzini è da anni su Instagram come Serenadoe___ a denunciare le derive che la ricerca di popolarità può prendere sui social network. Dallo sharenting al capitalismo del dolore, sono tante le aberrazioni che sono andate a crearsi online per fare soldi e diventare famosi. Il libro in sé non contiene nulla di nuovo per chi segue il suo profilo e la sua newsletter, ma potrebbe essere una porta d’ingresso per chi non conosce questo mondo.

Ci stanno rubando il tempo

In questa sezione ci ho messo dei titoli che (a mio modesto parere) condividono un nobile scopo: farci posare quel cazzo di telefono e tornare a guardare fuori dalla finestra. Si tratta di libri difficilmente classificabili, che vanno dai manuali ai saggi travestiti da memoir, tutti con un obiettivo: farci capire quanto tempo stiamo buttando dietro a cose tutto sommato frivole.

Come non fare niente, Jenny Odell
Questo saggio mi è stato consigliato quando ancora bazzicavo su Tumblr e leggevo solo per conto mio. È stata una delle letture più importanti e stimolanti che ho fatto negli ultimi anni. Jenny Odell è una scrittrice e un’artista multidisciplinare, inoltre insegna internet art e physical/digital design all’università di Stanford. Questo libro in particolare vuole essere un manuale per “resistere all’economia dell’attenzione”, ovvero i sistemi che le aziende pubblicitarie utilizzano per catturare la nostra attenzione nel tentativo di indurci desideri e quindi venderci qualcosa.
I concetti chiave del libro sono quelli del titolo: rifiutare il concetto di produttività, riappropriarsi del proprio tempo libero, utilizzare l’osservazione del mondo reale come terapia. È un libro complesso ma secondo me importante, e che ti lascia una bella sensazione.

Come annoiarsi meglio, Pietro Minto
Pietro Minto è la mente dietro a una delle newsletter più di successo dell’internet italiano, Link molto Belli. In questo breve manualetto uscito per Blackie nel 2021, Minto ci illustra un “atlante di distrazioni” contemporanee, oltre a una guida per riprendere il controllo del proprio tempo libero. Il momento in cui è uscito il libro è abbastanza emblematico, in quanto erano ancora in vigore diversi lockdown. Minto propone diversi rimedi al doomscrolling da svolgere sia da remoto che in persona: perdersi nella propria città, esercizi di scrittura creativa, l’esplorazione guidata di Wikipedia, sceneggiare e girare il video più noioso del mondo. Ma non solo: il libro contiene anche numerose analisi molto puntuali su come la società odierna trova sempre nuovi modi per erodere il nostro tempo “veramente” libero.

Cronofagia, Davide Mazzocco
Secondo libro di questa lista che, ahimè, non ho ancora letto.
Uscito per D Editore nel 2019, è meno focalizzato sulla cultura digitale ma è piuttosto una critica ragionata all’iper-capitalismo che erode porzioni sempre più ampie delle nostre vite, mercificando anche il nostro tempo libero.
Mi permetto di mettere qui uno stralcio di quarta di copertina:

La Cronofagia è una forma di predazione capace di proporsi con i volti rassicuranti del progresso, della libertà d’espressione e dell’intrattenimento, un’appropriazione costante e pervasiva che mercifica segmenti sempre più ampi delle nostre vite. Dalla riduzione del sonno alle incombenze burocratiche riversate sulle masse, dalla diffusione dei social network alla fine dei tempi morti, dalle tecnodipendenze ai nontempi dei nonluoghi, dalle vacanze all’erosione della memoria, Cronofagia indaga come il capitalismo depreda le masse del proprio tempo.

Oltre a questi libri, online sta sempre più prendendo piede una corrente di pensiero che si ribella alle dinamiche predatorie delle grandi piattaforme.
Sempre più persone cercano nuovi metodi per non farsi distrarre dalle notifiche del proprio telefono, per evadere dal ciclo tossico delle notizie clickbait, dal doomscrolling e dalla sbobba IA.

In particolare segnalo la newsletter di Eleonora C. Caruso, quella della stand up comedian Giorgia Fumo e il programma di disintossicazione dal telefono del Guardian (in inglese).

In conclusione: chi mi segue da un po’ sa che questi temi mi appassionano e che sono molto critica nei confronti dell’approccio turbo-capitalistico che ha preso piede online.

Oggi è veramente pesante stare su internet. I social media sono invasi di sbobba artificiale e di contenuti performativi, i portali d’informazione sono dietro paywall (e se sono gratis spesso fanno schifo), i contenuti più autentici si nascondono nei podcast e nelle newsletter (che però non sono quasi indicizzati) e quindi si fa una fatica bestia a costruirsi un ecosistema sano e interessante. Ogni piattaforma usa trucchetti e inganni per tenerti incollato lì il più a lungo possibile e devi saltare di app in app per capire cosa sta succedendo davvero. Estenuante.

Personalmente non vedo la luce in fondo al tunnel: piattaforme transnazionali che hanno utili più grandi di certi PIL vogliono il nostro tempo per trasformarlo in soldi. E i governi stanno a guardare. Non saranno la mia opinione e quella di pochi altri a cambiare la situazione. L’unica cosa che possiamo fare è smettere di stare online (oppure stare online altrove, ma sapendo che saremo quasi soli).

Ma in questi tempi in cui la socialità nella vita reale è una cosa sempre più rara, stare online per molte persone è importante. Cavoli, è importante per me che sono cresciuta in paesini provincialissimi. Stare online è stata la cosa più bella, perché mi ha permesso di conoscere altre persone con gli stessi interessi, perché mi ha aiutato a costruire la mia identità.

Quindi che fare?
Io non lo so, l’unica cosa che posso fare io è consigliare letture che potrebbero permettervi di vedere le cose da un altro punto di vista.

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