Piccolissimo cappello introduttivo: sono rientrata dalle ferie leggermente meno esaurita di quando sono partita, ma ho il piacere di far ripartire le danze con il divertente racconto che ha vinto il contest “Ops, mi è caduto.”
Le statue dei grandi estinti osservano la piazza con l’espressione severa di chi ha smesso di respirare da secoli e non intende tornare sull’argomento.
All’ultimo piano, in un ufficio lungo e grigio, la Morte lavora. Compila registri, firma autorizzazioni e timbra decessi. Ogni tanto falcia qualcuno, soprattutto per non perdere l’abitudine e rimanere nelle KPI aziendali. Quella mattina, dopo il terzo caffè prima delle 8, sale su una scala per raggiungere uno scaffale dell’archivio. Sullo scaffale c’è il Registro Finale, un volume enorme rilegato in pelle nera. La Morte lo afferra e la scala scricchiola.
Una gamba cede e la Morte precipita. Attraversa il pavimento e atterra nell’ufficio sottostante.
Un impiegato guarda quel disastro. La Morte emerge dalle macerie, un femore si è incastrato nella macchina da scrivere.
«Ops, mi è caduto» dice. Indica il Registro Finale, che arriva qualche secondo dopo e schiaccia la macchinetta del caffè.
L’impiegato osserva la Morte. La Morte osserva l’impiegato.
«Lei è la Morte, ufficio 71, se non ricordo male.»
«Sì», risponde questa, cercando di rimettersi a posto le ossa.
«Sembra un incidente sul luogo di lavoro.»
«Sì… »
L’impiegato apre un cassetto. «Allora compili il modulo 17-B.»
«Per cosa?»
«Infortunio professionale.»
«Ma sono la Morte.»
L’impiegato, svogliato, porge il documento, mentre preme la barra spaziatrice sulla macchina.
La Morte legge il documento.
«Nome del dipendente.»
Scrive: MORTE.
«Stato del dipendente.»
Esita. «È complicato, mi può aiutare?»
«Scriva vivo, se è vivo.»
«Tecnicamente non sono vivo.»
«Allora scriva morto, se è morto.»
«Sono la Morte.»
L’impiegato sospira.
«Scriva entrambi!», dice l’uomo.
La Morte scrive entrambi; l’impiegato annuisce. La Morte imbuca a gran fatica il modulo.
Passa mezz’ora, prima che arrivi il Responsabile, che si siede con il giornale sotto braccio.
Legge.
Passa un’ora e arriva il Responsabile dei Responsabili.
Dopo due ore compare il Direttore Generale dei Responsabili senza Responsabilità che apre il fascicolo.
«Dunque, la Morte è caduta.»
«Sì», dicono in coro i presenti.
«Durante l’orario di lavoro.» continua il Direttore.
«Sì.»
«Sul luogo di lavoro.»
«Sì.»
«Abbiamo un problema.»
Tutti annuiscono.
«Per elaborare un incidente serve la presenza della Morte.»
«Eccomi.»
«No. Serve la presenza ufficiale della Morte.»
«Sono in veste ufficiale!»
«In qualità di infortunata non può svolgere il ruolo di Morte.»
«Perché?»
«Conflitto di interessi, potrebbe cercare di frodare l’assicurazione.»
La Morte resta immobile, sbalordita e confusa. «Lei capisce che non ha alcun senso.»
«Lo capisco perfettamente.»
«E allora?»
«Ma è chiaro: il regolamento parla così. Ora la questione sarà inviata al Dipartimento Interpretazioni.»
Tre ore dopo arriva una risposta, lunga centoquaranta pagine.
La conclusione è una sola: la Morte non può certificare il proprio incidente.
«Chi lo certifica allora?» chiede il Responsabile dei Responsabili.
«La Morte.»
«Ma sono io, se mi fate firmare… »
«Siamo in attesa di chiarimenti.» dice il Responsabile degli Incidenti, abbassandole la mano.
«Lei chi è, di preciso?»
«Buona domanda»
La Morte chiude gli occhi, reprimendo la voglia di falciarli tutti quanti. Intanto il lavoro si accumula, nel pomeriggio il corridoio del ministero è pieno; si va dai fantasmi irritati, ai necromanti impazienti e assicuratori entusiasti fino alle anime che aspettano di essere smistate.
Un usciere entra trafelato per poi tornare con i caffè, mentre il consiglio direttivo si guarda e beve il caffè.
«Abbiamo una proposta.» dice il Responsabile dei Responsabili.
«Quale?», prende la parola il Direttore.
«Nominare una Morte temporanea.»
Silenzio, intanto la Morte vorrebbe strangolarli tutti quanti e mima di farlo in un angolo.
«Un sostituto?»
«Sì.»
«Possiamo usare un apprendista, facendolo lavorare per passione.»
«Possiamo indire un concorso per assumerne uno.»
Due ore dopo arriva il primo candidato. È un contabile dell’omonima sezione.
«Ha esperienza?»
«No.»
«Ha mai raccolto anime?»
«No.»
«Ha competenze specifiche?»
«Uso molto bene le tabelle Excel.»
«Assunto.»
Gli consegnano una falce e il contabile prende servizio.
Esce, ma rientra dopo pochi minuti.
«Problemi?»
«Diversi…»
Tutti si guardano con sospetto. «Quali?»
«Ho mietuto l’erba.»
«E le anime?»
«No! Sono pacifista, inoltre pensavo fosse una metafora.»
Alla sera il mondo è ancora bloccato. La Morte osserva il tramonto dalla finestra, meditando l’harakiri. «Quanto manca?»
L’impiegato sposta una pila di documenti alta come lui e guarda lo schermo.
«Buone notizie. Il suo caso è stato esaminato!»
«E?»
«Lei può certificare il proprio incidente.»
«Davvero?»
«Sì.»
«Come mai?»
«Abbiamo scoperto un errore: le risorse umane avevano sbagliato il codice da apporre.»
La Morte resta in silenzio. Molto a lungo, poi prende la falce che usa come bastone.
«Torna già al lavoro?»
«No, sono in infortunio, giusto?»
«Sì, cioè finché non troviamo un candidato.»
«Allora vado alle risorse umane a candidarmi», sorride la Morte.
L’impiegato impallidisce.
Ferraiuolo Nello Daniele, 29 anni, classe 1997 nato ad Alessandria, Piemonte. Lettore onnivoro di libri, manga e Comics, meglio se contengono tonnellate di fantascienza, filosofia, horror, Weird, spicy e molto altro ancora.
Mutando riposa, in attesa di far danni nella letteratura.

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