Avete presente quei contenuti social che strillano “Cinque cose da fare per crescere su IG” oppure “Nel 2026 cambia l’algoritmo: cosa fare”?
Io ci incappo regolarmente e ogni volta mi viene un imbarazzo che non vi dico.
Parafraso ironicamente:
- cercati una nicchia tematica e concentrati su quella.
- posta in continuazione, almeno tre volte alla settimana.
- i video sono meglio. Non hai tempo? Cazzi tuoi.
- non andare fuori tema, non confondere i follower.
- le informazioni vere tienile dietro un paywall.
E non succede solo sui social, ma ovunque ci sono siti con migliaia di pagine generate dalle AI che spiegano come massimizzare i propri follower, come fare soldi vendendo scemate fatte su Canva, come monetizzare quell’hobby in cui sei diventato tanto brav. Stare online non è mai stato tanto performativo. Non è più un posto dove chillarsela e cercare contenuti interessanti. Ora si sta online per farsi notare, per far parlare di sé, per ottenere vantaggi.
In questi giorni sto leggendo “Invito a un banchetto” di Fuchsia Dunlop, un saggio cultural-gastronomico sulla cucina cinese uscito l’anno scorso per ADD Editore.
Era parecchio che non leggevo per puro piacere e curiosità e me ne sono accorta dalla voracità con la quale ho affrontato questo libro. Un libro che esula quasi completamente dalle letture che sto facendo da qualche anno a questa parte.
Il che mi ha fatto riflettere parecchio. Perché lo Scartafaccio dovrebbe occuparsi quasi principalmente di letteratura fantastica e internet culture. Ma Stella ha tantissimi altri interessi.
Mi piace moltissimo cucinare, scoprire nuovi ingredienti e provare nuove ricette. Mi piace mangiare cose nuove e mi interessano le culture gastronomiche del mondo.
Non solo. Sono una grande appassionata di piante. Ho un piccolo giardino in cui ogni anno cerco di inserire nuove varietà di arbusti perenni, possibilmente resistenti alla siccità perché amo il concetto di giardino auto-sufficiente e di permacultura (che tra l’altro si lega bene al solarpunk).
Adoro passeggiare nella natura. Mi piace andar per boschi e riconoscere gli alberi dalla corteccia e dalle foglie, identificare i fiori, raccogliere le erbe spontanee.
Mi piace fotografare, soprattutto i paesaggi.
Anni fa ho imparato a cucire, perché mi ero rotta le scatole dei vestiti prodotti male da persone sfruttate in paesi lontani. A cucire male una maglietta potevo essere capace pure io. E così ho imparato da autodidatta, con l’aiuto di youtube e alcuni libri spettacolari. Ora so cucirmi un guardaroba di base e so cosa rende un capo di qualità.
Ho pure imparato a fare a maglia.
Sono volontaria di protezione civile, sono socia ANPI, coordino un gruppo di lettura comunale, mi piacciono i videogiochi e i documentari, ascolto musica elettronica improbabile.
Sono tutte cose di cui non parlo praticamente mai online.
E come me tanty altry. Sui social è pieno di profili bidimensionali, che parlano di una singola cosa in maniera superficiale, sfruttando il formato che tira di più in quel preciso momento, spesso cercando di venderti qualcosa. Siamo tutti online per essere QUALCUNO, ma quel qualcuno non siamo noi. Urliamo nel nulla per far vedere quanto siamo speciali.
Ma le persone non sono bidimensionali. Non abbiamo solo una passione, una sola cosa in cui siamo bravi. Siamo persone sfaccettate, complicate, a volte piene di contraddizioni, di sfumature. Ma le sfumature non vanno bene per un brand. E quindi le sfumature scompaiono, lasciando solo caselle ben delineate.
Ora che siamo tutti creator, ora che tutti sappiamo cosa sia il self-branding, è ora di fare marcia indietro. Perché ci siamo incasellando in cellette che ci siamo creati noi, sacrificando tutta la complessità che un essere umano racchiude dentro di sé.
E questa semplificazione sta uccidendo il confronto, il dialogo.
Non è più tollerato che una persona possa avere idee contrastanti, opinioni confuse, ci si salta addosso per una frase sfortunata. Si insegue la polemica per mettersi in mostra.
La polarizzazione è la naturale conseguenza di questo auto-incasellamento che tutti stiamo portando avanti.
Dobbiamo tornare a coltivare la complessità. Dobbiamo tornare a cercare le sfumature, a leggere opinioni che non ci piacciono per capire se la nostra di opinione regge. Dobbiamo tornare a dialogare e dobbiamo trovare il coraggio di dire “Non lo so” oppure “Forse questa volta non è necessario che mi esprima”.
E dobbiamo tornare a mostrarci in tutte le nostre sfaccettature. Non siamo brand. Siamo persone che stanno online non per coltivare il nostro ego, ma per connetterci con altre persone che potrebbero avere i nostri stessi interessi.
A me non interessa solo che libri leggete. A me interessa che musica ascoltate, quali cibi amate, che hobby avete, le passioni che vi alimentano.
Torniamo a essere complessi anche online. E che questa complessità trasudi, andando a contagiare altri. Perché la complessità è importante.

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