Ed eccomi a raccontare della mia esperienza al Salone Internazionale del Libro di Torino, terzo anno di frequentazione, secondo anno in carica con Dracones.
Partiamo da Torino: questo è il secondo anno in cui mi fermo anche una notte. L’anno scorso mi era andata di lusso (avevo trovato un B&B delizioso, in centro, a un prezzo umano). Quest’anno decisamente meno: ho prenotato una camera per quattro persone perché originariamente dovevano venire anche mio marito e i ragazzi. Alla fine non hanno potuto venire e per fortuna! La stanza era piccola, arredata in modo a dir poco spartano e con un bagno abbastanza ridicolo.
Ma so da testimoni affidabili che queste situazioni sono piuttosto comuni in città. Speriamo che l’anno prossimo mi vada meglio.
L’unico vantaggio era la vicinanza a Porta Palazzo, dove ho scoperto il mercato centrale con le sue infinite bancarelle. In particolare sono rimasta affascinata da quelle degli ortolani. C’erano bancarelle specializzate unicamente in erbe aromatiche oppure in ortaggi tradizionali cinesi.
La zona era inoltre molto ben servita dai mezzi pubblici, cosa che ho sfruttato a fondo girando con bus, metro e tram. Ho trovato una città dalle mille sfumature, autentica e viva. Abituata alla performatività finto-inclusiva che caratterizza ultimamente Milano, è stata una bella ventata di freschezza.
Ma parliamo un po’ del Salone.
Quest’anno, complice il fatto che avevo un biglietto in più (e che all’ingresso non controllano mai i nominativi) ho potuto frequentare la fiera sia il venerdì che il sabato mattina. Visto che non reggo mai più di tre ore, è stato ideale.
(Questo mi fa venire in mente che forse per il 2027 proverò a chiedere l’accredito).
Ah, spero che l’anno prossimo facciano fruttare gli introiti maggiorati dalla novità della CARTINA A 1 €. Sommando anche l’aumento dei biglietti (16 € online, 23 in fiera), i 3 € richiesti per assistere agli eventi in Auditorium come minimo mi aspetto dall’anno prossimo un raddoppio del numero di fontanelle e delle zone relax (ovviamente non succederà nulla di tutto ciò).
Venerdì sono arrivata verso mezzogiorno e l’affollamento era nella norma. Ho potuto esplorare i padiglioni 1, 2 e 3 con la massima calma, osservando con sguardo distaccato le correnti principali delle folle. In particolare mi hanno affascinato gli affollamenti davanti ai banchetti delle tipe degli sprayed edges, a quello di ReBelle con il nuovo Alice illustrato da Loputyn, il banchetto degli Spacciatori di libri con enorme drago di cartapesta (non ho capito, ma sembrerebbe essere un progetto libreria/editore di Napoli).
Quest’anno diversi espositori mi hanno detto che a pelle c’é stata più frequentazione, soprattutto in quei giorni che gli anni passati erano più scarichi (in particolare il giovedì). Impressione confermata anche dagli organizzatori, che domenica hanno strombazzato un +20% rispetto all’anno precedente.
Verso le due mi sono levata, complice il diluvio universale che si era appena rovesciato sulla città (adoro l’uscita B del SalTo che dà sul centro commerciale. Un ombrello a cinque euro e passa la paura) e gli imminenti preparativi del Dracones Fantasy Meetup che si è tenuto venerdì sera (di cui vi parlo più sotto).
Sabato invece, complice il fatto che (per una volta) non mi sono distrutta di alcool la sera prima sono arrivata giusta giusta alle 10:00 ai cancelli d’ingresso e, incredibile a dirsi, non ho trovato fila.
Ho potuto portare i miei saluti agli editori amici come Zona42, Hypnos, Alcatraz, Future Fiction. Ho incontrato persone belle, comprato libri belli, sono rimasta affascinata anche qui dalle code infinite per le fontanelle. Ho visto un netto aumento del numero dei bagni anche se la regola al SalTo dovrebbe sempre essere “non mangiare, non bere, non pisciare”.
L’evento Dracones
Venerdì alle 18:30 invece si è svolto l’evento dell’Associazione, il Dracones Fantasy Meetup, presso i consueti spazi dell’Arcademy di Via Assarotti. Per l’occasione abbiamo organizzato uno speeddate tra autorɘ e professionistɘ dell’editoria (erano sedici tra editor, blogger, sensitivity e beta reader, illustratorɘ). Dopo una breve presentazione delle nostre attività nel primo anno e un’anticipazione dei nostri prossimi progetti abbiamo dato il via alle danze: gli autorɘ avevano un tempo di tre minuti per esporre la loro storia e confrontarsi con lɘ variɘ professionistɘ. Ogni autorɘ ha avuto quindi la possibilità di parlare con 8 (o di più, se voleva) professionistɘ diversɘ.
In generale la mia impressione (io ero quella che teneva il cronometro) è stata molto positiva. A parte l’odio feroce nei miei confronti allo scadere di ogni slot, sia lɘ scrittorɘ sia lɘ professionistɘ ne sono uscitɘ carichɘ a molle. Anche perché tuttɘ lɘ partecipantɘ hanno potuto proseguire la chiacchierata all’aperitivo organizzato per l’occasione.
È stato un momento estremamente piacevole, in cui persone con gli stessi interessi si sono confrontate e incontrate, facendoci sentire tuttɘ per una volta un po’ meno solɘ.
Insomma, questo SalTo 2026 è stato per me un vero Salone da addetta ai lavori (quali lavori non lo so nemmeno io. Lettrice? Blogger? Segretaria?).
Il fatto che mi riconoscete in giro, che mi fermate per salutarmi e per dirmi che vi piace quello che faccio è ancora incredibile fonte di meraviglia per me, e vi ringrazio di cuore per il vostro affetto (sì, soprattutto tu, ragazza di Fandango che mi hai riconosciuta).

Lascia un commento