Titolo: Libri di sangue. Le stelle della morte.
Titolo originale: The books of blood
Autorɘ: Clive Barker
Editore: Castelvecchi
Anno d’uscita: 1984
Traduttorɘ: Tullio Dobner
Erano tanti anni che ci giravo intorno, a questo libro, ma non ero mai riuscita ad affrontarlo. C’erano sempre letture più attuali, saggi più urgenti. Alla fine credo avessi solo paura che non mi piacesse.
Invece alla fine si è rivelata una raccolta piacevolissima, con in particolare Macelleria mobile di mezzanotte (Midnight meat train) e Mai dire maiale (Pig blood blues) che spiccano di qualità e inventiva.
Si tratta di un esempio di raccolta con un racconto-cornice introduttivo, in quanto il racconto iniziale mostra al lettore il concetto dei Libri di sangue. Il primo racconto, intitolato proprio Libro di sangue racconta di una studiosa di fenomeni paranormali e di un ragazzo catalizzatore, un medium che la aiuta nella sua ricerca. Quest’ultimo, un truffatore, sarà a tutti gli effetti il primo Libro di sangue.
C’erano parole minute su ogni millimetro del suo corpo, scritte da una moltitudine di mani. (…) Lui era un Libro di Sangue, e lei la sua unica traduttrice.
Dopo averne concluso la lettura posso capire come mai questi racconti abbiano fatto scalpore. Stiamo parlando del 1984, dove non credo sia mai andata mainstream una raccolta di racconti con un tale livello di violenza, tensione sessuale e queerness.
Nel 2025 Grady Hendrix, uno dei contemporanei più importanti dell’horror moderno, ha scritto la postfazione alla nuova riedizione dei Libri di sangue in lingua inglese. In questa racconta di come ha incontrato per la prima volta i racconti di Barker da ragazzo in un cottage affittato per l’estate. La qualità dei racconti l’ha talmente intimidito che quel giorno si è ripromesso di stare lontano dalla narrativa breve e di scrivere solo romanzi.
Hendrix afferma che la pubblicazione dei Libri di Sangue è stato per l’horror quello che l’uscita di Watchmen nell’86 è stato per il fumetto. È stata una sfida al mondo editoriale: provate a fare di meglio, se ne siete capaci.
E non è solo Hendrix a pensare che l’opera di Barker sia stata rivoluzionarie per il genere: moltɘ autorɘ come John Langan, Paul Tremblay, Alma Katsu e Sarah Langan affermano di essere statɘ profondamente toccatɘ dai Libri di Sangue.
In Italia queste raccolte hanno avuto una vita editoriale piuttosto travagliata. Usciti in sei volumi (invece che gli originali due), passati di casa editrice in casa editrice, la loro avventura finisce nel 2022 con una nuova edizione di Fanucci.
Per chi fosse curioso, il blog Un antidoto contro la solitudine ha fatto una bella panoramica della storia editoriale di questi racconti.
Di questa prima raccolta mi hanno colpito in particolare due racconti: Macelleria mobile di mezzanotte e Mai dire maiale. Premettendo che i titoli originali secondo me sono molto più evocativi (Midnight meat train e Pig blood blues) si tratta di pezzi ancora oggi molto efficaci.
Macelleria mobile di mezzanotte parla di un uomo profondamente innamorato di New York ma che vivendoci comincia a odiarla questa città sporca e ingiusta, dove infuria il crimine e l’omicidio. Quando assiste a un brutale omicidio su un treno della metro la sua vita prenderà una direzione assolutamente inaspettata.
Mai dire maiale, invece, vede protagonista Redman, un ex-poliziotto che entra in un riformatorio come educatore. Fin da subito si scontra con la dirigenza che ha un approccio a suo dire, troppo pedagogico e morbido.
Lezione dopo lezione, impara a conoscere i ragazzini e sente da loro strane voci su un ragazzo molto popolare che è scappato, anzi forse è morto e c’entra la fattoria del riformatorio, un posto isolato e misterioso. Quando Redman si fa accompagnare lì fa la conoscenza con una enorme scrofa.
Ed è questo racconto che secondo me fa entrare Clive Barker di prepotenza nell’ambito del folk horror.
Adam Scovell è l’autore e sceneggiatore che ha coniato il termine Folk Horror Chain, la catena del folk horror. Questa concatenazione è composta da quattro elementi: ambientazione rurale; isolamento; convinzioni morali distorte; accadimenti violenti e/o soprannaturali. E nel racconto con protagonista Redman gli elementi della catena ci sono tutti: il riformatorio si trova in aperta campagna ed è isolato da tutto, la severa disciplina e il vociferare crea strane credenze che portano a un climax violento e allucinato.
Ritroveremo questi elementi anche nel racconto In collina, le città, ambientato in una Yugoslavia arretrata e poco accogliente nei confronti di una coppia gay malassortita. Ma i bisticci tra Mick e Judd avranno presto poca importanza perché perdendosi nella campagna dovranno affrontare ben altri problemi.
Anche qui abbiamo una campagna ostile; con piccoli villaggi isolati e in aperta competizione tra loro. Mick e Judd finiscono nel posto sbagliato al momento sbagliato e avranno due reazioni completamente opposte all’assurdità a cui sono costretti ad assistere. E questo racconto me ne ha subito riportato alla mente un altro: Liposoma di Francesco Corigliano, contenuto nella raccolta Teratocene.
Insomma, Clive Barker con questi primi sei racconti ha contribuito a definire un nuovo approccio al genere horror: lo splatterpunk. Il suo mischiare sapientemente horror psicologico, soprannaturale, violenza, tensione sessuale e queerness l’ha reso quello che Stephen King ha definito “il futuro dell’horror”.
Fonti e approfondimenti:
https://www.scheletri.com/libri/libri0469.htm

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