Come coordinatrice di un gruppo di lettura comunale, ogni mese ho lo stesso problema: selezionare tre o quattro titoli tenendo a mente le esigenze di un gruppo molto eterogeneo di donne. Devo trovare titoli di diversi generi, di buona qualità, non banali e soprattutto presenti in numero sufficiente nel sistema bibliotecario da permettere a tutte di prenderne in prestito una copia.
È l’ultimo punto, spesso, a mettermi più in difficoltà:
- se scelgo una novità editoriale sono presenti tante copie ma anche tante prenotazioni, quindi bisogna aspettare a lungo per poterla leggere;
- se scelgo un vecchio classico sono disponibili tante copie di diverse edizioni, alcune più datate e altre più recenti, con traduzioni spesso molto diverse;
- se scelgo un libro più di nicchia o di un editore medio piccolo spesso non sono disponibili copie a sufficienza per tutte.
È una faticaccia. Eppure ogni volta ci riesco e alla fine dell’incontro siamo tutte molto soddisfatte.
È da parecchio che volevo scrivere qualcosa a proposito delle biblioteche.
Perché diciamolo apertamente: se non esistessero, oggi introdurle sarebbe impensabile.
“Prestare libri?! Gratis? Ma siamo pazzi?!”
Eppure mi sembra che la biblioteca come istituzione sia spesso data un po’ per scontata. È con noi da talmente tanto tempo che non la vediamo più.
L’idea di mettere i libri a disposizione di tutti – non di una corte, non di un monastero, non di un’università – è in realtà abbastanza recente, e ha avuto un percorso tortuoso. Le prime grandi biblioteche della storia, come quella di Alessandria, erano destinate esclusivamente a un ristretto gruppo di studiosi e filosofi. Seguirono le biblioteche dell’Impero Romano. Ma con la sua caduta queste istituzioni caddero in disuso e per secoli i libri tornarono a essere custoditi quasi esclusivamente nei monasteri.
Un altro salto nella direzione della biblioteca pubblica fu ovviamente l’invenzione della stampa, che portò a un abbassamento dei prezzi della produzione di libri e a una loro maggiore diffusione. Ma è la Rivoluzione francese a segnare una svolta ideologica decisiva: con la confisca dei libri appartenenti a nobili e clero, si volle restituire quel patrimonio al popolo francese, dando vita a un tipo di biblioteca mai visto prima — la biblioteca nazionale
La biblioteca pubblica moderna — quella finanziata dallo Stato o dai comuni, gratuita, aperta a tuttɘ — nasce però nell’Ottocento in Inghilterra. Con il Public Libraries Act del 1850 si crearono piccole biblioteche legate alle comunità locali, finanziate con una tassa comunale. Luoghi dove chiunque poteva accedere alla cultura, ai libri di mestiere, alla conoscenza del mondo. In Italia, lo sviluppo capillare delle biblioteche civiche è più lento e arriva soprattutto a partire dagli anni Settanta, in relazione alla legge n. 382/1975 sull’ordinamento delle Regioni, che trasferì alle Regioni le competenze sulle biblioteche di ente locale.
E qui casca l’asino: le biblioteche in Italia non sono capillari come vorremmo. Ci sono ampie zone della Penisola che ne hanno pochissime, e quelle poche hanno un catalogo molto piccolo. In queste zone, così come nei food-desert americani, l’accesso alla lettura è garantito solo da poche librerie e da Amazon. Ma Amazon non è uno spazio pubblico, non è un presidio democratico. Non puoi usare Amazon per andare a studiare con i tuoi compagni, per incontrarti con il tuo gruppo di lettura, per presenziare conferenze.
Secondo il rapporto Istat sulle biblioteche di pubblica lettura relativo al 2022, nel nostro Paese ci sono tre biblioteche ogni 100 chilometri quadrati, ovvero una ogni 8.500 abitanti. Fin qui, sembra quasi rassicurante. Ma basta spostare lo sguardo verso sud per vedere il quadro cambiare. La maggiore diffusione di biblioteche di pubblica lettura è al Nord, dove si concentra il 60,2% del totale; segue il Mezzogiorno con il 27,2% e il Centro con il 12,6%.
Ma non è solo una questione di numero di strutture: i problemoni spesso sono le risorse, i cataloghi, il personale. Nei territori meridionali si contano 1.763 libri disponibili in biblioteca ogni mille abitanti, contro 3.244 al Centro-Nord, e i prestiti annui per biblioteca raggiungono appena un decimo di quelli delle regioni più forti.
E questo è un enorme problema di democrazia culturale. Perché se la biblioteca è un presidio pubblico e un diritto, la sua assenza è una vergogna, che pesa di più su chi non ha alternative.
I veri ambienti pubblici, di cui gli esempi più ovvi sono parchi e biblioteche, sono luoghi – e quindi anche le fondamenta spaziali – per “quel che vogliamo”. Uno spazio pubblico non commerciale non chiede niente a chi entra né a chi ci resta; la differenza più evidente tra quello pubblico e altri è che, per poterci stare, non occorre acquistare nulla né fingere di volere comprare qualcosa.
Queste cose succedono di continuo: gli spazi ritenuti commercialmente improduttivi sono sempre in pericolo, perché ciò che “producono” non può essere misurato, sfruttato e nemmeno facilmente identificato – nonostante il fatto che chiunque nel quartiere possa testimoniare quale immenso valore abbia il giardino.
Da Come non fare niente, Jenny Odell, Hoepli 2021
Il mio timore è che questo divario di risorse tra nord e sud si allargherà sempre più. Inoltre temo che nel prossimo futuro di austerity (perché stiamo andando in quella direzione) verranno tagliate ancora le già scarse risorse messe a disposizione delle biblioteche locali, andando a indebolire ulteriormente questo presidio culturale e democratico.
Risorse e approfondimenti:
Statistiche sulle biblioteche in Italia al 12.2024: https://anagrafe.iccu.sbn.it/it/statistiche/statistiche-al-31-12-2024/
Articolo ISTAT sulle biblioteche: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/Focus_Biblioteche_pubblica_lettura-1.pdf
Rapporto AIB sulle biblioteche italiane 2021-2023:
Statistica Openpolis sulla disparità nell’accesso alle biblioteche in Italia https://www.openpolis.it/la-disparita-nellaccesso-alle-biblioteche-in-italia/

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