Titolo: Le venti giornate di Torino
Autore: Giorgio De Maria
Editore: Neri Pozza
Anno d’uscita: 2024
Pur avendolo incrociato qui e là, è stato l’articolo di Book Riot “The best horror books around the world” a farmi aggiungere Le venti giornate di Torino alla mia TBR.
Quando poi, forte di un buono da 50 euro, l’ho trovato alla mia locale Feltrinelli (voglio fare i complimenti alla mia locale Feltrinelli: avevano libri di Eris, Moscabianca, Zona42 e la letteratura di genere era categorizzato correttamente.) non ci ho pensato due volte.
Questo romanzo ha una storia editoriale molto curiosa: uscito in Italia nel 1977 per un piccolo editore, Il Formichiere, il libro rimase per decenni una chicca per pochi conoscitori.
Fu scoperto, grazie al consiglio di un amico italiano, da un professore australiano, Roman Glasov, che lo tradusse e lo fece pubblicare nel 2017.
Il romanzo uscì per l’editore W. W. Norton & Company con una prefazione di Jeff Vandermeer. È curioso come questo editore aveva tradotto l’opera omnia di Primo Levi pochi anni prima e che Levi fosse l’unico altro autore italiano a catalogo.
Una volto uscito, questo strano romanzo prese letteralmente il volo tanto da essere inserito nei “100 migliori romanzi distopici” da Vulture. Da lì la riscoperta anche in patria, con la pubblicazione da parte di Frassinelli prima (2017) e Neri Pozza (2024) poi. Trovo peccato che l’edizione italiana non abbia né prefazione né postfazione.
E, come spesso succede, queste (dis)avventure editoriali fanno risaltare l’ipocrisia del settore nostrano verso la letteratura di genere. Chissà quante gemme ancora si nascondono nelle pieghe dei diritti di pubblicazione.
Consiglio l’intervista al traduttore fatta dalla Weird Fiction Review(in inglese), che approfondisce moltissimo la genesi di questo progetto.
Ma passiamo al libro. La trama è presto detta: un uomo qualunque si improvvisa detective e vuole ricostruire, tramite interviste e ricerche documentali, gli accadimenti successi dieci anni prima nella sua città, Torino. Perché nonostante tutti cerchino di dimenticare, quello che è successo ha lasciato tracce profonde e molte domande mai risolte. Chi è l’autore dei brutali omicidi che sono accaduti in quelle venti giornate? C’entra la misteriosa Biblioteca che ha ossessionato la città per mesi? La causa di tutto fu l’insonnia? E quello strano odore di aceto che tutti sentivano di notte?
Il romanzo è breve (si tratta di 160 pagine) e la lettura molto agile. Ma il senso di inquietudine che l’autore riesce a farti crescere addosso è magistrale, soprattutto considerando che stiamo parlando del 1977. Era il periodo degli anni di piombo ed è come se De Maria avesse voluto infondere nella narrazione quel sentimento di paranoia e irrequietezza che serpeggiava per la città.
Ho trovato particolarmente evocativo il capitolo intitolato “Le voci”. Scritto magistralmente, l’autore riesce a tratteggiare un crescendo di inquietudine e orrore cosmico tramite uno stratagemma: il protagonista viene invitato ad ascoltare dei nastri che hanno registrato, dieci anni prima, dei strani rumori che lentamente si trasformano in voci che dialogano tra loro, gettando (poca) luce sugli avvenimenti di quelle maledette giornate.
C’é anche tutto il discorso che gira intorno alla Biblioteca, che i critici odierni definiscono un presagio dell’avvento dei social media. Io personalmente trovo questo ragionamento semplicistico. De Maria usa la Biblioteca come espediente narrativo per far emergere quel sentimento perbenista che soffoca le manie e le perversioni degli abitanti della città. Ma è tutto così allegorico e mistico che è difficile trovarvi un vero significato morale.
Ma quanto è misteriosa la trama del romanzo, tanto lo è la vita dell’autore. Amico di Italo Calvino e Umberto Eco, pianista caduto in disgrazia, critico letterario, impiegato FIAT, professore di italiano, giornalista. Tutte queste cose era Giorgio De Maria. Ma dal 1977 butta all’aria tutto: da fervido anticlericale diventa fondamentalista religioso, fa un lungo percorso di analisi e si interessa molto di spiritualità, usa e abusa di psicofarmaci e infine muore nel 2009, dimenticato dall’editoria tutta.
La sua biografia è raccontata in Il Diavolo è nei dettagli di Giovanni Arduino, un breve approfondimento su quella che è stata la genesi di questo romanzo così peculiare. Da quello che sono riuscita a evincere, in questi anni è in corso un lavoro di recupero della sua opera, grazie soprattutto agli sforzi della figlia, Corallina De Maria.
Per concludere: consiglio la lettura a tutti quelli che dicono che in Italia la letteratura di genere non è di qualità. Giorgio De Maria ci ha donato una perla perturbante ambientata nella città più weird d’Italia. E non guarderete mai più i monumenti con gli stessi occhi.
Per approfondire:

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